The Benny Goodman Story, 1956, Valentine Davies
 
 
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The Benny Goodman Story, 1956, Valentine Davies

 



di Barbieri Corrado

 


E’ uno dei pochi film validi sui protagonisti della storia del jazz, anche se ovviamente è da inquadrare negli schemi degli anni ’50, quindi con ingenuità e con una storia sentimentale come trama, e qualche inesattezza storica.
La scena si apre su una Chicago del 1919, mostrando un Benny Goodman bambino in seno alla sua famiglia ebraica, e quindi adolescente che si appassiona al clarinetto. Fin da queste scene appaiono personaggi fondamentali della storia del jazz, e per l’appassionato del classico non può che essere entusiasmante un Kid Ory che si presenta come tale a Benny ragazzino, trombone alla mano e inizia uno dei suoi classici incisivi assoli con l’orchestra di un battello fluviale che esegue “Original Dixieland One Step”.
Ancora una volta, come in altri film (tra cui nella Città del Jazz riportato in questa rubrica) viene sottolineato abbondantemente il confronto fra jazz e “musica seria”, con le relative prevenzioni del pubblico bianco verso la nuova musica e ciò conferma il pensiero prevalente in quel periodo, secondo cui per i buoni borghesi il jazz era una sorta di idioma musicale da disprezzare senza attenuanti.
Il Benny Goodman adulto è impersonato nel film da Steve Allen, musicista anch’egli e che molti anni dopo sarà la voce narrante in alcuni documentari di jazz. Come si  imponeva, il clarinetto che si ascolta è quello di Goodman, e così pure la maggior parte degli strumenti  dei principali jazzisti che appaiono. Un altro dei meriti di questa pellicola è l’apparizione, per la prima volta in un film, della figura del mecenate John Hammond e dei suoi inizi giovanili. Ricorderemo quanto sia importante questa figura non solo nella storia del jazz di quegli anni, ma fino agli anni Sessanta. Ostracizzato dalla borghesia e dalla famiglia (apparteneva ad un ramo della famiglia di banchieri Vanderbilt) condusse con coraggio, determinazione e talento un’impresa di divulgazione del jazz e di aiuto a molti protagonisti, per cui è da considerare una pietra miliare nella storia di questa musica.
Appaiono quindi il pianista Teddy Wilson, Gene Krupa e Lionel Hampton, nonchè musicisti di spicco ma difficili da individuare per lo spettatore, quali Stan Getz, Urbie Green e Buck Clayton. La figura di Fletcher Henderson è impersonata da Sammy Davis Sr. (padre del più noto cantante e showman). Ben ricreata la scena che vede esplodere per la prima volta il fenomeno di fanatismo di massa dei giovani, che si sarebbe ripetuto poi con tanti idoli a venire della musica Pop.
Come sorta di riscatto finale nella logica del film, conclude la pellicola il grande successo dell’orchestra di Goodman alla Carnegie Hall. E qui è la parte più godibile dell’opera dal punto di vista dell’ascolto: i brani più classici dello swing, con gli assoli pregevoli di Harry James che si dimostra ancora ispirato (siamo negli anni Cinquanta) in assoli di tromba jazzistici, dopo le esecuzioni commerciali e gigionesche di quegli anni, e il travolgente assolo alla batteria di Gene Krupa in Sing Sing Sing, che chiude in bellezza il film.

               
               
 
   
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