Bix Beiderbecke
 
 
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Bix Beiderbecke

“non ho mai sentito nessuno suonare come lui” - Louis Armstrong, 1995, Brigitte Berman

di Corrado Barbieri



jazznellastoriaSi tratta dell’opera audiovisiva su Bix più affascinante e completa mai realizzata. E’ un documentario della durata di quasi due ore che si snoda tra rare foto dell’epoca, una lunga serie di interviste e immagini artistiche che danno forti sensazioni: scorre sotto il tutto la splendida musica originale di Bix Beiderbecke. Ma andiamo per ordine.
La fase di Bix bambino e poi ragazzino è punteggiata dalle interviste alla sorella, a Fritz Puzier, un amico trombettista di Davenport, e ad altri personaggi sconosciuti in Italia fino all’avvento di questo documentario. Le fasi successive, che nonostante la breve vita di Bix sono così intense da apparirci come un’esistenza ben più lunga, vedono riprese le immagini dei locali dove suonò, alcuni ancora oggi preservati e interviste di grande spessore e interesse jazzistico, dal compositore Bill Challis, a personaggi del calibro di Artie Shaw e addirittura Louis Armstrong che afferma di non aver mai sentito fino all’incontro con Bix una tromba con quello stile, quel timbro e, aggiungiamo noi, afflato poetico. In realtà ogni appassionato e cultore del jazz, a prescindere dai propri gusti e dalle proprie considerazioni, è perfettamente conscio che fino ad oggi tutti i trombettisti di jazz, in un modo o nell’altro, si sono ispirati solo a queste due figure, vuoi per il timbro, vuoi per il fraseggio, vuoi come ispirazione.
La fase più triste della vita di Bix, quella monotona che vedeva la grande orchestra di cui faceva parte, quella pseudo jazzistica di Paul Whiteman, è meravigliosamente sottolineata dai dipinti di Edward Hopper, che scorrono sopra le note dei vari brani originali di Bix. Le interviste finali, a personaggi minori della band di Whiteman, sono le testimonianze interessanti quanto drammatiche degli ultimi giorni del “giovanotto con la tromba”.
Un paio di chicche straordinarie sono rappresentate dalla novità, sempre fino all’apparire di questo documentario, dell’esistenza del brano pianistico “Cloudy” che pare Bix eseguisse spesso in un certo periodo, come ci dice Charlie Davies, e dalla testimonianza di Paul Mertz. Che ci racconta come Bix si ispirasse a Debussy,Ravel e Stravinskji per i brani pianistici di sua composizione che sarebbero seguiti, e che ascoltava sostituendo le luci presenti con lampadine rosse o blu.
Le notizie di interesse generale per un appassionato di jazz non si limitano comunque in questo documentario a quanto abbiamo descritto, ma coinvolgono altri musicisti e cantanti jazz di cui sono riportate le testimonianze.
Immergersi in due ore di questa atmosfera e in questa intensità jazzistica, ci risulta essere pregio unico di questo documentario della regista canadese Berman, prodotto negli stati uniti dalla Playboy Entertainment e diffuso in Italia alla fine degli anni Novanta in versione italiana ineccepibile dalla Delta Editrice di Parma, con il contributo determinante di Toretto Barbieri.

 
   
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