MA CHI E’ stato?

 
   
   
   
   

MA CHI E’ stato?

La domanda che ci si é sempre posti e’ “ chi e’ stato il primo?”

A suonare il Jazz? E non bastava considerare il mix tra culture o la naturale predisposizione alla musica dei neri, le bande militari che passavano per le strade di New Orleans, il ragtime suonato in ogni locale, o la presenza costante della musica nei bordelli . Chi aveva preso per primo in mano una cornetta, un trombone, un clarinetto, un violino, e per primo aveva trasformato un motivo esistente in un certo modo? O aveva creato passaggi musicali mai sentiti prima?
Il povero Bunk Johnson tento’ di spiegarlo, ma si arrogava il titolo, e da quanto abbiamo ascoltato quando riapparve ( e non erano passati mille anni da quel momento fatidico) e suonò…non ci chiarì proprio nulla! L’original Dixieland Jazz Band di La Rocca registrò il primo brano di jazz nel 1927. Ci sono oltre 20 anni di vuoto nella documentazione musicale, riempiti solo dalle narrazioni sia dei grandi della prima generazione, sia artisti minori o semplici testimoni .

Ecco che il primo musicista denominato “ King”, come usavano i neri di New Orleans, può essere verosimilmente l’ unico possibile.

C’e’ una data di nascita ,1877 ( a quei tempi non era certo ottenerla ufficialmente ), faceva il barbiere e altri lavoretti prima di essere compensato per la sua musica, era dedito agli eccessi, instabile psichicamente, e suonava la tromba ! La suonava con tale potenza che i testimoni dissero che poteva sentirsi fino al Bosco delle noci Moscate, cioe’ a circa 10 km da New Orleans! In realtà era possibile, vista la cassa di risonanza che forniscono le lagune con i loro bassi fondali . Suonava i pezzi in modo sempre diverso, li abbelliva, li variava…..improvvisava!! Era Buddy Bolden.
E il jazz si ammanta si’ di mistero perché le certezze non sono tantissime, ma anche di un fascino tutto suo, perché nessun altro genere musicale aveva avuto un percorso simile.

Ogni libro "di prima generazione" sul jazz fa riferimento a Buddy Bolden brevemente, non avrebbe potuto fare di più, ma col tempo, con le deduzioni logiche che si possono trarre da dati e testimonianze e con un po’ di collante della fantasia, sono usciti i primi studi e romanzi su Buddy Bolden. Il più valido a nostro avviso e’ “ In search of Buddy Bolden “, di Donald Marquis, uscito in Italia in lingua originale negli anni 80. Ma anche il romanzo “ Buddy Bolden Blues” del noto autore canadese Michael Ondaatje e’ opportuno sia presente nella libreria dell’appassionato, come contributo a un mistero affascinante.

Nel 2019 e’ stato per la prima volta tentato, coraggiosamente, un film, “ Bolden! “ , per la regia di Dan Pritzker . E’ rappresentata anche la scena in cui un bianco gli chiede di registrare un cilindro di cera ( quelli da usare negli apparecchi a tromba ) ,un dettaglio riportato dalla letteratura che aveva fatto sognare ogni appassionato, che esistesse una registrazione! e che potesse un giorno spuntare chissa’ da dove.
Bolden era affetto da schizofrenia, che divenne conclamata nel 1907, per cui scomparve dalla scena ancora giovane, fino alla sua morte in un istituto di salute mentale nel 1931. Si puo’ agevolmente affermare che il suo mito gli abbia creato una notorietà al pari di ogni grande artista del jazz!



 

 
 
   
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