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QUANDO JAZZ E MUSICA CLASSICA SI SPOSARONO


Di Corrado Barbieri e Duccio Castelli




Per decenni si e’ dibattuto su Jazz e musica classica e in particolare se la musica afro-Americana, nata a inizio ‘900, potesse avere pari dignità con la musica colta nata secoli prima nel cuore d’Europa.
E’ opportuno ricordare con l’occasione che i grandi maestri del jazz, i grandi creatori, senza troppo clamore e sacrosanto rispetto per “ l’altra musica “, cosi’ diversa dalla loro per i canoni fondamentali, l’ascoltarono fin da principio e non di rado ne trassero ispirazioni, fatto che oggi consideriamo assolutamente accertato.
Louis Armstrong disse di ascoltare i maestri della lirica, e nel film New Orleans ( - La città del jazz - in Italia, pessimo per certi versi ma in perfetta chiave con questo tema ), esegue splendidamente un passaggio della “ Ninna nanna” di Brahams.
Bix Beiderbecke ogni tanto spegneva tutte le luci, ne accendeva una sola di colore blu, e metteva dischi di Stravinskij, Debussy e Ravel, dicendo ai colleghi “....aspetta, aspetta, senti questo passaggio ...” e nacque il suo magico “ In a mist “ al piano !
Benny Goodman inizio’ i suoi studi di clarinetto sulla classica, e fu anche in grado di esibirsi in una occasione con successo in una serie di brani sinfonici.
Che dire delle ambizioni di Duke Ellington !? che punto’ per primo decisamente a pareggiare il conto della dignità.
Poi, con gli anni ‘50, il jazz si avvicino’ ulteriormente, con maggior decisione e ambizioni alla classica. Si può iniziare dal pianista Dave Brubeck, che condusse in questa direzione un suo complesso sin dalla fine degli anni ‘40, per passare al Modern Jazz Quartet che ebbe chiaramente questo intento, per soffermarci su Andre’ Previn, straordinario pianista, di estrazione classica, che e’ stato addirittura in grado di trasferirsi da un genere all’ altro agevolmente, ma i nomi da citare in questa sede sarebbero troppi.
Veniamo pero’ al “ matrimonio “, tra la classica e il jazz piu’ tradizionale, che ha luogo il 14 luglio 1956 allo Stadium Concert, quando l’ Orchestra Filarmonica di New York diretta da Leonard Bernstein suona col complesso degli All Stars di Louis Armstrong . Occasione da non dimenticare anche per i risvolti umani : St.Louis Blues e’ il brano ; Louis inizia a esibirsi apparentemente un po’ impacciato, si direbbe in soggezione, per poi aprirsi in una meravigliosa esplosione con la sua Selmer dorata ; Leonard Bernstein appare carico, come sempre, sorprende vederlo dirigere con gesti cosi’ inconsueti, e’ il jazz!
Intanto, il compositore di St.Louis Blues, e di altri famosi blues fondamentali nella Storia della musica afro-americana, il gia’ vecchio W.C.Handy, e’ in prima fila che si commuove !
La simbiosi miracolosa si e’ avverata, due meravigliose realta’ artistiche si uniscono in un amplesso cosmico, tra il trionfo del lirismo classico, nobilmente senza swing, e lo swing che e’ l’essenza e il cuore del jazz!
Da vivere in un interiore silenzio.

 

 




 
   
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