I libri di jazz 2

 
   
   
   
   

I libri di jazz 2


Nel dopoguerra, anche negli Stati Uniti finalmente il jazz aveva acquisito lo status di fenomeno musicale riconosciuto ad ogni livello e ben presto molti intellettuali iniziarono a scriverne la storia - per la verità allora ancora breve - o a diffonderla tramite i media radiofonici ( il jazz stento' sempre ad essere trattato dal cinema, e le poche realizzazioni furono spesso assai scadenti. Bisognerà attendere ancora molti anni per assistere a opere valide, con la comparsa di registi come Clint Eastwood e la canadese Brigitte Berman ) .
E’ Marshal Stearns, con " Storia del Jazz" a scrivere il primo libro che approfondisce le origini della musica afro-americana, cioè il pre-jazz . Sotto questo punto di vista l'opera restera' unica, anche se forse sbilanciata troppo proprio sui primordi. E' pero' nella trattazione della preistoria del jazz che entusiasma, riportando il lettore e l'appassionato alle riunioni forsennate dei neri in Congo Square, all'origine africana dei vari strumenti, poi evolutisi, al Voodoo e ad altri riti di matrice africana e caraibica. In pratica si sprofonda all'essenza del jazz, un percorso iniziale insostituibile per una vera conoscenza.
Contemporaneamente escono due libretti economici tradotti in Italia,” Jazz” di Iain Lang e “ Manuale del Jazz” di Barry Ulanov, quest’ultimo con velleità vagamente enciclopediche. Estremamente utili per la larga diffusione in quei primi anni di jazz in Italia. Preceduti con lo stesso intento dal piccolo “ Il mondo del jazz “ di Biamonte e Micocci.
La serie di libri generici sulla storia del jazz non si fermerà fino all’avvento della rete e oltre, ma il picco, il punto di riferimento assoluto per chiunque cerchi la risposta ai tanti interrogativi del jazz e soprattutto i giudizi musicali sui grandi artisti, restano i due tomi di Arrigo Polillo “ JAZZ - le vicende e i protagonisti della musica afro-americana “, via via aggiornato dall’editore Mondadori con successive edizioni. Da ricordare che su YouTube troviamo i documentari “ La storia del jazz “, narrati dalla viva voce proprio di Arrigo Polillo .
Un libro raro e interessante specie per gli appassionati del Bop e del West Coast rimane “ Jazz Americano del dopoguerra”, un’edizione sfortunata delle edizioni Schwarz, che vollero fare l’accoppiata con “ Poesia Americana del dopoguerra”.
Inoltrandosi nel desiderio di conoscere ulteriormente e soprattutto dal punto di vista umano i grandi artisti, le biografie sono molteplici per non dire infinite, anche se le più corpose spesso finiscono per essere appesantite dalle vicende nel quotidiano.
Importante storicamente ma non eccelsa “ I primi del jazz “ del clarinettista Mezz Mezzrow, sottotitolato - Dalle bische di Al Capone ai grandi palcoscenici internazionali, dalla galera al trionfo, uno dei grandi del jazz racconta la propria vita- .
Ineludibile invece per ogni cultore del jazz resta la biografia “:Satchmo Armstrong “ che inquadra perfettamente il mondo dei neri in quei tempi.
Importante rilevare come la rete non sia riuscita che minimamente a contribuire alla conoscenza della storia del Jazz, per cui il supporto cartaceo resterà probabilmente indispensabile per sempre!

 


 

" Here me talkin' to ya " .Riprendendo il titolo di un brano di Armstrog del periodo d'oro, due autori americani, Dan Shapiro e Dan Hentoff hanno fatto uscire nel 1955 un libro di 300 pagine sottotitolato - La storia del jazz raccontata dagli uomini che l’hanno fatta- . In pratica decine di artisti, più o meno famosi raccontano aneddoti, vicende delle loro vite e di quelle di colleghi, o fanno semplici considerazioni.

Premesso che qualunque scritto sul jazz che arricchisce la conoscenza delle vite dei protagonisti e’ un bonus per il cultore, si tratta di un’opera che appaga soprattutto curiosità piuttosto superficiali, fu una novità con qualche pretesa di essere un documento assoluto, che non e’.
 
 
   
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