I libri di jazz - Gli inizi 

 
   
   
   
   

I libri di jazz

Gli inizi 


Ancora negli anni ‘30 negli Stati Uniti si stentava a scrivere di jazz, era roba da neri, e c’era il divieto formale che bianchi e neri suonassero assieme. Naturalmente nei fatti ciò avveniva, ma non si era ancora formato presso la gente il concetto che fosse nata una nuova materia musicale. Avrebbe tardato ad essere percepito.

Proprio per le questioni razziali, alcuni dei più noti musicisti ( Coleman Hawkins, Benny Carter, Bill Coleman, Albert Nicholas,

  ed altri) trovarono sfogo alla loro libertà di azione  emigrando momentaneamente in Francia, non solo dove non vi erano divieti, ma dove le menti in generale  erano assai più aperte culturalmente. Si puo’ quasi dire che vi fu in Francia un “ coup de foudre “ per il jazz ( un fenomeno che poi si sarebbe ripetuto in altri  paesi, Italia in primis, appena il regime fosse caduto). Non solo gli artisti immigrati contribuirono alla diffusione, ma gli stessi francesi abbracciarono appieno  la musica afro-americana, come sappiamo facendo anche nascere propri stili, come il Manouche  jazz di Django Rheinardt. Chi gia’ seguiva quella musica dalla Francia aveva da qualche anno iniziato a scrivere, Hugues Panassié, Charles Delaunay, creatori dell’Hot Club de France, furono i primi autori che cominciarono a parlare al mondo del jazz, attraverso libri e riviste specializzate. 

I primi vagiti in verità si erano sentiti anche nell’Italia fascista e nel luglio del 1937 era uscito il primo libro italiano sul jazz “ Il jazz dalle origini ad oggi “ di Augusto Caraceni, per i tipi della casa Suvini Zerboni di Milano. Iniziativa semi- clandestina e coraggiosa non solo considerando le direttive del regime, ma anche perche’ non era un libretto, ma un libro di quasi 200 pagine assolutamente  ben strutturato. In realtà nozioni, concetti errati, omissioni e imprecisioni nell’opera non si contano, però ciò che colpisce e’ l’afflato della passione dell’autore, che gia’ indica le caratteristiche, del tutto peculiari, di chi sarebbe stato rapito da questa forma musicale. 

Il fatto che nel 1953 venga distribuita “ L’enciclopedia del Jazz”, un tomo rilegato di 500 pagine con 63 tavole di illustrazioni, ci dice quanto si fosse pronti a scriverne in Italia ! Naturalmente ispirati dall’opera e dagli studi degli autori francesi, ma si tratta della prima enciclopedia del jazz al mondo! Gli autori sarebbero stati i geni diffusori del jazz in Italia : Arrigo Polillo, Gian Carlo Testoni, Giuseppe Barazzetta, Pino Maffei, Roberto Leydi( Levi).C’era dentro se non tutto, tantissimo. La storia, una reale mini enciclopedia degli artisti in ordine alfabetico, e una discografia! 

E’ difficile oggi, in piena era digitale, descrivere cosa significasse tutto questo per chi voleva avvicinarsi o gia’ si era avvicinato al jazz. Soprattutto, attraverso le fotografie, in bianco e nero, si potevano finalmente vedere le immagini degli artisti ! E

germogliava cosi’ un altro seme, la pittura poteva iniziare a scoprire il jazz, il fascino espressivo degli artisti, il fondo essenzialmente buio dell’ ambiente in cui si muove giocoforza  la musica afro-americana, e le stesse posizioni degli artisti e dei loro strumenti mentre suonano. “ L’enciclopedia del Jazz “ apre con i versi di Basin Street Blues . Un dettaglio inconfondibile, il jazz aveva messo le sue radici anche qui!  

 


 
 
   
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