Farewell to Storyville

 
   
   
   
   

Farewell to Storyville


L' evento più importante nei primi trent'anni di jazz fu la diaspora verso Chicago dei musicisti jazz. Ovverosia, quando una delle decisioni idiote del potere americano, come e' accaduto spesso, porta a un fenomeno epocale positivo!......
Nel 1917 il ministro della Marina Josephus Daniels emano' l'ordine di chiudere Storyville, il quartiere a luci rosse di New Orleans . Gli americani andavano in guerra e quindi, disse " ...voglio che i soldati abbiano una corazza intellettuale e morale da portare all'estero..." !
Se e' errato affermare che il jazz era nato a Storyville, era vero che in un certo senso il quartiere ne era una sorta di "capitale", per il continuo flusso di musicisti di ogni livello. Non è difficile infatti immaginare che nei bordelli gli artisti imparassero a conoscere meglio la musica degli altri, si scambiassero idee musicali e si influenzassero a vicenda stilisticamente.

Dalla mattina alla sera un numero considerevole di musicisti jazz si trovo' cosi' senza lavoro. Molti pero' avevano già parenti e amici emigrati a Chicago, la " Windy City " dove il denaro, legale ma soprattutto illegale, scorreva a fiumi. Comincio' un esodo che svuoto' New Orleans dai migliori talenti, ed ebbe luogo una trasformazione artistica che aveva del miracoloso. E' difficile oggi indagare la vera causa di cio' che sarebbe accaduto al jazz di li' a pochi anni . Tutta l'evoluzione della musica afro-americana e' stata in effetti sorprendentemente rapida ( fatto non nuovo nell'arte se pensiamo solo alla pittura in Francia) ma a Chicago ci fu un acme, che vide non solo sbocciare i più grandi interpreti della storia del jazz, ma trasformazioni stilistiche inimmaginabili.


Tra vergogna e perla storica
Il film e il disco del 1982 " NEW ORLEANS "

Se il regista e produttore Arthur Lubin non fosse noto per aver prodotto la più lunga serie di film di serie C forse dell’intera storia del cinema, ci chiederemmo come possa essere giunto a realizzare un’autentica vergogna globale come il film “ New Orleans” . Siamo nel 1947, e come si e’ detto il jazz era ancora “ roba da neri”. Unica spiegazione possibile, oltre al fatto che da attorucolo quale era anche, non riusciva a trattare soggetti che non fossero storie da fotoromanzo di quegli anni.
Il film fu quindi una delusione fin dalla sua comparsa per chiunque fosse interessato al jazz. Ma naturalmente il titolo catturava!
Perché allora annoverarlo tra le opere attinenti al jazz? Perché vi e’ la più nutrita presenza di grandi figure del jazz classico che si sia mai verificata ! Louis Armstrong, Billie Holidays, Kid Ory, Barney Bigard, Bud Scott, Red Callender, Mutt Carey e una serie di nomi minori. Che ovviamente eseguono brani classici del repertorio.
L’ intera platea mondiale si è così chiesta fin da allora come avessero accettato artisti di tale calibro di essere inseriti in una melensa e fatua storiella d’amore tra scialbi personaggi. Ovvio, subirono, furono ingenuamente truffati in parole povere, anche se possiamo immaginare che, a parte Louis, ben gestito da sempre da Joe Glaser (!), si siano dovuti accontentare di apparire, di essere finalmente immortalati, direi grazie a Dio per noi!
Ma c’è di più, la Lei e’ una cantante lirica debuttante, e viene messa in evidenza la sua “ trasgressione “ di frequentare musicisti come quelli! C’entra Storyville si intende…Come se non bastasse si e’ cercato di inserire a forza sottofondi sinfonici ai classici del jazz come “ Do you know what it means to miss New Orleans ?” che in pratica, cantata splendidamente da Billie e’ il motivo dominante della pellicola.
A consolazione c’è una piccolissima chicca, sfuggita forse al regista/bruto : proprio nel tentativo di accostare jazz e musica colta, si fa accennare a Louis poche battute della ninna nanna di Brahms . E in quella manciata di secondi esplode tutta la musicalità impareggiabile di Armstrong!!
Nel tentativo di dare una parvenza di musical al tutto, secondo il gusto bianco americano del momento, il regista riprende proprio l’evento della chiusura di Storyville, dove l’intero cast e una folla intonano in coro “ Farewell to Storyville” , addio a Storyville!

Nel 1982, riprendendo questo discorso, esce il vinile “ New Orleans “, che permette non solo di ascoltare i brani senza scene inutili, ma che, pieghevole, contiene una messe di notizie e considerazioni sull’opera tutte da leggere.

 

 

 


 

 
 
   
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