La terra di Sicilia e il jazz hanno un’attinenza storica comprovata fin dagli inizi della musica afro-americana. E risalendo, da quegli anni dieci del Novecento che videro per primi registrare il jazz da parte di pionieri come Nick La Rocca, e su,su fino agli anni 50, arriviamo a tanti altri. Tra essi vi e’ Giovanni Cultrera, siciliano, che dopo aver girato mezzo mondo seguendo il padre, che e’ in diplomazia, alla fine si ferma in Cile.
E’li’ che, forse ancora a sua insaputa, viene a trovarsi in una terra magica per il jazz, che ancora oggi pochi nel resto del pianeta hanno occasione di conoscere.
Siamo nel dopoguerra, negli Stati Uniti il jazz classico, di New Orleans sta iniziando i suoi anni di revival e contemporaneamente Parker irrompe con le cascate di note del nascente bop. Immediatamente in Cile, Argentina, si formano schiere di appassionati : nascera’ un pubblico entusiasta, assiduo, da cui usciranno gli elementi che presto formeranno una serie di piccoli complessi e daranno vita a un jazz a livelli eccelsi. Giovanni Cultrera, che inizia a suonare il piano come autodidatta, sara ' uno dei principali protagonisti di questa scena.
Una sorta di cemento rapido sta unendo una schiera di musicisti, desiderosi di esibirsi in ogni occasione possibile, di fondare club, di essere conosciuti dalla loro gente, dal mondo esterno e di collezionare le registrazioni che gli Yankees stanno sfornando. E’ proprio li’, in quel “ Cono Sud “ del continente americano che accade la magia, nasce una musica con una sua unicità, praticata da immigrati dalle provenienze più diverse dall’Italia, come Giovanni Cultrera, dalle vicine Ande, dalla Spagna e dall ' Europa. Il jazz non fara' che confermarsi ancora una volta come il prodotto di culture diverse . Non nascerà uno stile diverso da quelli conosciuti, ma piuttosto tanti stili personali, o meglio tanti nuovi sound dei singoli artisti, unitamente a uno stretto rigore nel rispetto degli schemi e della tradizione di quella musica . Ma la caratteristica chiave, cio' che colpira', e che continua a colpire, e che sara' diverso da quanto avviene nel resto del mondo, specie negli Stati Uniti, e’ l’afflato, il desiderio prepotente di suonare quella musica - lo spirito originario degli anni di New Orleans, di Chicago, di Kansas City ,che viene colto in pieno !
La musica sgorga con swing micidiale da queste compagini, ma senza intenti minimamente commerciali o urgenze di affermazione nel professionismo. Assente e' anche il singolo narcisismo, il tutto in presenza di livelli tecnici e interpretativi assolutamente eccelsi. Potremmo dire di essere di fronte a dilettanti / professionisti : e' lo spirito a far da padrone, e infatti la maggior parte dei musicisti vive svolgendo altri mestieri, come Giovanni Cultrera, che e’ direttore di banca.
In tanti si ritrovano in travolgenti jam session, scambiandosi tra gruppi anche lontani, e ospitando saltuariamente nelle proprie orchestre qualche elemento straniero, specie proveniente dal continente Nord, come Bud Freeman che si trasferisce e la’ rimane per qualche anno, suonando con Giovanni Cultrera . L’interesse e il rispetto per quelli che negli Stati Uniti stanno cavalcando l'onda di un meritato successo, registrando album su album, e’ indiscusso. Non pero’ viceversa nel panorama più generale. Gli uomini del jazz del Cono Sud restano sconosciuti, ignorati. Basti solo pensare alla straordinaria storia del genio dei musicisti del cono Sud, quell’Alfredo Espinoza denominato il Charlie Parker delle Ande ( vedi alle due voci Alfredo Espinoza e ai tanti video su YouTube ), che, ignorato al nord per decenni, trova come i jazzisti storici discriminati nell' America degli anni 30, riconoscimento solo in Francia.
Nonostante tutto, in quella terra riescono a fiorire registrazioni, a volte realizzate con metodi improvvisati e a cura degli stessi protagonisti o di amici. Circolano così' album in vinile,
ricercati da vari appassionati, dalla grafica esotica, diversa da quella cui ci si e’ abituati, dove si tramanda nel tempo e ad appassionati lontani, in Europa, in Giappone, quella carica di swing, tutta quella passione che pare sprizzi fuori dai musicisti, e che, per chi e’ attento, per nulla è dissimile da quella profusa dalle band dei periodi più belli ed entusiasmanti della storia del jazz.
Giovanni Cultrera avra’ lunghi anni di militanza in questi gruppi, nei quali non è quasi mai assente, anzi, e’ una delle anime di questa magia del Cono Sud. Per la fortuna di chi come noi e’ così’ lontano, e per quella della stessa storia del jazz, a 94 anni ha voluto lasciare a tutti noi una piccola perla pianistica, solista, sublime , come volesse lasciarci una firma, l’attestazione che nel Cono Sud si suonano, si compongono , si ascoltano magie altrove introvabili !