CD : LA QUARTA RIVOLUZIONE

 
   
   
   
   

CD : LA QUARTA RIVOLUZIONE

 

Il percorso ci ha portati dal disco primigenio al vinile nelle varie tipologie iniziali, al vinile per eccellenza, quello da 30 cm.
Gli anni ‘80 vedono la nascita e la diffusione del Compact Disc, confezione 14x12 cm : si legge con un suo lettore digitale, che presto viene dotato di telecomando e nella sua piuttosto fragile custodia in plastica può contenere un fascicoletto delle stesse dimensioni, mediamente di 8 pagine.


L’urlo di scandalo degli appassionati, quelli puri e tradizionalisti, e’ immediato. Un’immagine di 30 x 30 cm, specie quando consiste in motivi artistici o belle foto non può avere lo stesso appeal di un quadratino di 14 cm ! non importa cosa contenga…E’ assodato.
E invece il CD diventa lo strumento che più contribuira’ in quel momento non solo a diffondere un jazz per cui si cominciava a registrare una certa disaffezione, ma a velocizzarne la diffusione. Quanto ai testi che arricchivano il retro dei vinili, il “ libretto” dei cd ne contiene spesso di più, anche se ovviamente le fotografie sono piccole. Ma ciò che importa di più e’ la quantità di notizie fornita: sempre le formazioni, dettagliate come interpreti, come date di esecuzione, varianti, strumenti. Spesso redazionali con dettagli e aspetti interessanti delle varie sedute di registrazione. Più di quanto i vinili abbiano mai fornito.


Una mossa inedita : la possibilità di usare il telecomando permette spostamenti immediati da un brano all’all’ altro, utilissimi per confronti, riascolti e soprattutto riflessioni e considerazioni.


Poi c’e’ il numero di brani, che a differenza dei mediamente 10/12 dei vinili, nel cd possono essere anche oltre i 20! Una rivoluzione quantitativa!


Ma c’e’ di più. Incoraggiati dai costi contenuti della produzione, sbocciano negli Stati Uniti decine di iniziative di ricerca e ripescaggio di vecchi brani apparsi sui 78 giri, o registrati su nastro o non più prodotti sui vinili. Decine di band, di formazioni, pare che nascano o rinascano dal nulla come i funghi e per gli appassionati e’ manna, una sorta di riscoperta della storia del jazz, dove saltano fuori nomi da considerare sconosciuti anche se magari apparsi da qualche parte mezzo secolo prima, e dimenticati in qualche anfratto aziendale o privato su vecchie matrici.


Il costo esorbitante della confezione e della stampa su cartone della copertina, per non parlare dei disegni degli artisti, e’ azzerato , chiunque puo’ accedere a una banale scatoletta di plastica, far riversare da un vecchio 78 giri o vinile, o nastro la musica e scrivere qualcosa di interessante nel libretto.


Quanto alla pirateria, non e’ cosa da appassionati di jazz, o molto limitatamente, l’appassionato vuole il prodotto integro e originale, anche se ovviamente ci sono casi in cui, piuttosto che non avere, ci si accontenta…


Cosi’, mentre in pochi si stracciano le vesti e altri con “ la puzza al naso” si vantano di accettare solo il vinile, il jazz riceve un impulso immane, una salvifica velocizzazione della diffusione per una musica afro-americana che sembrava prossima al declino.
Fatta salva, come detto in un capitolo precedente, la qualita’ del suono. La “ presenza” del vinile, la pastosità, e’ solo del vinile, non può essere in discussione per un fatto tecnico .


E i cd iniziano anche a circolare più spesso attraverso l’oceano, portando in Europa nuova musica e nuovi prodotti.


Poi arriva il momento delle raffinatezze : cofanetti in cartone contenenti più cd, confezioni piu’ grandi, addirittura scatole, eleganti, formato vinile(!), plastificate e contenenti un libro di 30 cm con decine di pagine e con ogni ben di Dio di immagini e notizie per la gioia dell’appassionato !


Non si può non parlare qui della Charly Records, produttrice forse delle raccolte di cd più affascinanti che abbiano circolato nell’ultimo 40ennio. Troppo belli e la casa fallisce . Oggi sono oggetti cult, si potrebbero definire libri-CD , con 4 dischi, un testo esauriente e una messe di foto che fino al momento della apparizione del prodotto erano inedite.


Ma, come sappiamo, tutto finisce, tutto rinasce…


Piano piano abbiamo assistito all’impoverimento dei prodotti nel loro insieme, niente testi,niente notizie, squallide copertine, nessuna confezione particolare. I negozi di cd hanno chiuso quasi tutti sia in Europa che negli USA, sono rarità.


Eppure la velocizzazione della diffusione del jazz e’ pronta ad aumentare in modo esponenziale ! Ma e’ un’altra storia, la RETE !







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 
 
   
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