|
|||||||||||||||||||||||||||||
BEBOP : la grande rivoluzione
Fiumi di inchiostro hanno analizzato il fenomeno BeBop, oggi, a terzo millennio avanzato, le considerazioni da fare sono anche di più!… Non ci sono dubbi che le motivazioni a base sociale restano il fondamento piu’ evidente, tuttavia i fattori che hanno contribuito a far nascere dal jazz come era originariamente nato e come si era sviluppato, una musica veramente nuova, sono giocoforza molteplici . Tutte le arti a un certo punto accelerano nella loro evoluzione, perche’ gli artisti si frequentano, comunicano, si scambiano idee, ne discutono. Nel jazz fu una dinamica più veloce, meno graduale, più a balzi, determinati dagli eventi economici, storici, culturali che si susseguivano. Non sorprende che dall’era Swing, dai cosiddetti “ belanti anni 30 “, dalle sdolcinature forse necessarie in un decennio di terribili rinunce e di crisi, gli artisti più creativi e dotati abbiano sentito prepotente il desiderio di cambiare, di ricominciare a creare davvero, di esternare cio’ che da tempo, anche se non lo conoscevano del tutto, avevano in animo di esprimere. Infatti, proprio a fine decennio, in un piccolo locale di New York , il Minton’s ( dal nome di un ex sassofonista), quasi per un caso inizio’ in poco tempo ad affollarsi una miriade di musicisti , tutti desiderosi di esprimersi, di confrontarsi. Tuttavia senza alcun desiderio particolare di emergere, di stabilire stili o regole. Era un moto spontaneo. Erano tutti neri, gente che a un certo momento, per le ragioni che vedremo, aveva deciso semplicemente di suonare per sé stessi, a cui non importavano platee, applausi e men che meno di far scatenare indiavolati ballerini, i “ jitterbug” del decennio che stava chiudendosi. Parecchi di questi musicisti venivano dall’ovest, avevano militato nelle band di Kansas City ai tempi di Pendergast, altri erano già a New York da un po’.
Per citarne, Coleman Hawkins, Art Tatum, Teddy Wilson, Benny Carter, Chu Berry, Mary Lou Williams, Kenny Clark e tre giovani pianisti, venuti dal sud, Thelonious Monk, Bud Powell, tipo assai strano, e Tadd Dameron . Al Minton’s era quasi una gara a salire sul palco, poi, appena un musicista aveva finito il suo assolo era subito rimpiazzato da un altro. C’era poi un nucleo ristretto, di cui facevano parte anche due artisti giovanissimi, Charlie Cristian, chitarrista che suonava nella band di Goodman e si recava nel locale a tardissima ora e Jimmy Blanton, un bassista diciannovenne, che avrebbe militato con Duke Ellington, entrambi destinati a una vita molto breve ; completavano questa cerchia Lester Young al sax tenore e Roy Eldridge alla tromba, entrambi messisi in luce sempre a Kansas City. Fu soprattutto a questi quattro elementi che si possono ascrivere i primi passi del BeBop. Kansas City ne era stata una sorta di culla embrionale, e pur non potendo i protagonisti allora immaginare cosa sarebbe avvenuto , qualche segnale di importante innovazione lo si afferrava dai loro dischi del tempo .
Nell’autunno del 1941 giunse anche un altro giovane di Kansas City, un alto sassofonista, Charlie Parker, che tutti chiamavano Bird. Giravano molte voci su Bird e qualcuno ne diceva meraviglie, per cui tra i primi primi a recarsi a sentirlo quando si spostò al Minton’s dalla Uptown House dove si esibiva, furono in parecchi, tra cui il batterista Kenny Clarke e Thelonious Monk. La loro impressione fu “ Bird suonava della roba che non avevamo mai sentito prima. Suonava delle frasi che credevo di avere inventato io per la batteria. Era due volte più veloce di Lester Young, e la sua concezione armonica era qualcosa di impensabile per qualunque altro. Bird seguiva la nostra stessa strada, ma era molto più avanti ! “ Li’ per li’, il sentimento più diffuso fu che molti musicisti , che avevano suonato o stavano suonando con grandi orchestre, si trovarono spiazzati quanto desiderosi di abbracciare i nuovi suoni. Ciascuno, improvvisamente, aveva il desiderio di provare qualche “ trucco “ ( lo chiamavano così ) ed esprimersi diversamente da prima. Si potevano definire scoperte personali, in quando mai tentate prima.
Parker, ad esempio, aveva scoperto che utilizzando le note più lontane degli accordi di un certo tema, otteneva delle linee melodiche fresche e stimolanti, che poi armonizzava usandole abitualmente . Kenny Clarke, quale batterista, aveva invece trasferito la scansione fondamentale del tempo dalla grancassa ai piatti, utilizzando la prima solo per accenti isolati. Uno schema che aveva visto seguire a Kansas City da Jo Jones, e che poi aveva ulteriormente perfezionato specie per i tempi velocissimi. La prima orchestra che pensò di riunire in una unica band alcuni di questi nuovi elemente fu quella di Earl Hines, che tuttavia ebbe vita breve. In essa troviamo un Dizzy Gillespie gia’ sintonizzato sui nuovi suoni ( nasce qui “ A night in Tunisia “ ), il trombonista Benny Green, Bird ma al sax Tenore, Max Roach alla batteria e il cantante Billy Eckstine, a volte affiancato da una giovanissima Sarah Vaughan. L’orchestra non proseguì per varie ragioni, ma ormai i tempi del Minton’s stavano concludendosi e il BeBop era libero di dilagare nei locali della 52a strada.
*********
Nel frattempo gli Stati Uniti erano entrati nella seconda guerra mondiale, un evento dirompente nella societa’ nera, che si pose inevitabilmente la domanda come mai migliaia di americani morivano combattendo il nazismo razzista mentre all’interno della società americana vigeva ancora quello contro i neri. Una presa di coscienza shoccante per tutto il popolo nero, che negli anni trenta si era probabilmente illuso che la durezza della depressione, avendo investito in egual modo bianchi e neri, avrebbe potuto sfociare in un cambiamento e in un maggior senso di solidarietà. Cio’ portò a un desiderio di distacco culturale da parte di molti artisti, che non avevano piu’ intenzione di suonare per il divertimento dei ballerini, ma di essere rispettati non come intrattenitori, ma per ciò che erano effettivamente. Il BeBop, per quanto non ne fossero ancora ben consci i protagonisti, segnava soprattutto quello, e quando dal 1945 tanti musicisti si sparsero per la citta’, soprattutto nei locali della 52a strada, il fenomeno entrò in tutta sua evidenza.
*********
L’ Onix Club fu il primo ad ospitare la nuova musica, o meglio “ i nuovi suoni “ come venne definita, con un quintetto composto dai citati Dizzy, Parker, Roach, Bud Powell, e Oscar Pettiford al basso . Per la prima volta il pubblico generico e molti musicisti ascoltarono cosi’ i nuovi suoni, rimanendone a dir poco sbigottiti. Dizzy Gillespie ne fu invece entusiasta, tanto che ricorda la reazione di uno sconvolto Jimmy Dorsey che si era recato ad ascoltarli. E fu proprio li’ che nacque il termine BeBop, una parola onomatopeica che traduceva vocalmente il motivo, costituito da due note ricorrenti in un brano che suonavano spesso, che fu intitolato BeBop, due note staccate con cui finivano spesso molti dei loro brani. Il cambiamento era epocale, i canoni erano stati rivoluzionati e cio’ avrebbe causato inevitabilmente una divisione in tutto il mondo del jazz, da parte dei grandi interpreti del passato , Louis Armstrong in primis, dei critici di entrambe le sponde dell’oceano e naturalmente del pubblico. Molti evidentemente, neri compresi, non si erano ancora accorti che il BeBop non solo rappresentava un progresso sul jazz precedente dal punto di vista ritmico, armonico e melodico, ma significava una completa rottura con una musica industrializzata, stereotipata quale era stato il cosiddetto Swing, nata per essere ballata : in sostanza era una musica pura, da ascoltare, comunque squisitamente e intrinsecamente nera.
*********
Volendo descrivere quali erano le caratteristiche dei nuovi suoni, per certo appartenevano al linguaggio jazzistico, secondo la logica del chorus, ma veniva lasciato molto più spazio all’improvvisazione, i tempi erano più veloci, e il focus era sui solisti, che creavano frasi improvvisate più lunghe soprattutto sulle armonie anziché sulle melodie. Una musica in cui il virtuosismo predominante non era quello della band ma quello individuale . Allo stesso tempo gli arrangiamenti complessi dell’era swing erano in pratica scomparsi e la struttura dei brani era costruita sugli accordi e i cambi frequenti di accordo creati dal gusto personale, il fatto risultava tuttavia in un insieme più astratto per l’ascoltatore.
Inoltre le melodie venivano in certo senso “ decostruite “ da ciascun solista, spesso al punto di diventare irriconoscibili. Se si vuole ricavarne un concetto, “ era musica per musicisti! “ Nel turbine di quella rivoluzione, anche il “ materiale” subì un cambiamento drastico : apparve subito che i brani di Tin Pan Alley non erano adeguati ai nuovi suoni, e soprattutto non stimolavano piu’ gli artisti. Essendo questi in gran parte provenienti da Kansas City, ripartirono dal blues e al contempo diedero vita a brani difficilmente orecchiabili, spesso bizzarri, costruiti con frasi zigzaganti, molto dinamiche e caratterizzate da intervalli inconsueti. In pratica erano spesso i solisti stessi a creare i brani, mentre quelli gia’ noti venivano “ rigenerati”. Sul tutto, una predilezione assoluta per le dissonanze. Se poi ci rivolgiamo all’ elemento ritmico, la metrica era più libera , seppur inquadrata nei classici 4/4, il variare delle accentazioni era continuo e i silenzi acquisivano espressività ulteriore. Interessante e affascinante seguire il nuovo ruolo della sezione ritmica ,che da una posizione subordinata, nel BeBop poteva invece dire la sua in fatto di fantasia e creazione , fornendo al solista la possibilità di sbizzarrirsi . Tutti gli strumenti di questa sezione subirono quindi una riorganizzazione e una razionalizzazione. Un’idea più precisa di cosa era cambiato ce la da’ il pianista Lennie Tristano, che poi avrà un ruolo importante nell’evoluzione successiva del jazz “ Lo Swing era pesante, rumoroso, mentre il BeBop era leggero, soft” .
*********
La 52a Strada
LA 52a Strada Il clima Di Burt Korall 1942-1949. Quelli gli anni, New York, ma la scena e’ difficile da immaginare se non acusticamente, ascoltando una nutrita serie di dischi di quel periodo e seguendo idealmente quel periodo artistico. In nessun altro periodo della storia del jazz ci fu infatti una concentrazione cosi’ grande e varia di stili, di sound, di musicisti, in un’area cosi’ ristretta, l’isolato compreso tra la West 52a Street e la 5a e 6a Avenue. C’era gente che passava le notti andando da nord a sud, ascoltando Billie Holiday all’Onix Club, Hot Lips Page allo Spotlight, Errol Garner e Bird al Three Deuces, i piccoli complessi di Coleman Hawkins e Don Byas al Famous Door o allo Yacht Club, i gruppi Dixieland al Jimmy Ryan’s Club . Una scena che vedeva un clima di creazione continuo, la formazione di nuovi complessi e il dissolvimento di altri, l’andirivieni di artisti che attraversavano quelle strade, spostandosi da un locale all’altro e da un ingaggio a un altro. I locali erano molto diversi da come sarebbero stati una decade dopo e potevano contenere anche 100 persone e ospitare sul palco piccoli complessi di 5/6 elementi come orchestre di oltre venti. I frequentatori erano un agglomerato di musicisti, di jazz fans provenienti da ogni angolo degli States e di artisti che si trovavano momentaneamente senza un ingaggio e in attesa di un altro. C’era poi un bar, dietro l’angolo della 6a Avenue, il White Rose, dove gli abitue’ erano Ben Webster, Bird e Dizzy Gillespie, che avevano scelto quel luogo per discutere delle prossime loro formazioni. Spesso ci si imbatteva in un piuttosto frettoloso Tony Scott, che non mancava di recarsi a salutare la sua amica Billie. Ma gli artisti erano tanti, tanti di più ! Cio’ che pero’ si puo’ immaginare ascoltando i dischi registrati in questo periodo dai musicisti che gravitavano attorno alla 52a, e’ l’entusiasmo del pubblico, una sorta di febbre che spingeva i fans ogni notte verso quei locali, che avevano la forza attrattiva di una calamita. *********
Ma non c’era solo musica, il BeBop era qualcosa di più complesso e affascinante, una sottocultura ribelle, un modo di comportarsi, parlare, vestire, uno stile di vita che in pratica contrastava con la società mainstream. Il desiderio di anticonformismo era più che palpabile, era evidente, come pure un certo disprezzo per i borghesi e quelli che venivano chiamati “ squares”, gli ottusi, in contrapposizione agli “ hipsters”. Questi ultimi indossavano quasi sempre un basco, un paio di occhiali neri dalla pesante montatura e sotto il labbro si lasciavano crescere un ciuffetto di peli ( che in Italia a suo tempo era stato denominato mosca ). L’atteggiamento era quasi sempre serioso, a sottolineare che tra i neri il pensiero correva, e si stavano diffondendo gli intellettuali : in pochi anni l’immagine del musicista nero che doveva divertire con effetti e qualche lazzo le platee era definitivamente tramontata, un’altra era! Naturalmente c’era in uso anche una lingua diversa, un gergo nero che andava sostituendosi a quelli dei ghetti. Parker, Gillespie e altri riformisti naturalmente si preoccupavano più di far musica, ma finirono per essere comunque i portabandiera di quel gruppo sociologico. Nella sua essenza ultima, il jazz, dopo Parker, Gillespie e Monk, aveva smesso l’etichetta di musica popolare, di divertimento, che aveva avuto nell’epoca precedente. Una frase proprio di questi artisti riassumeva perfettamente tutti questi concetti “ Non mi importa se tu ascolti la mia musica o no “. Un’affermazione forte che a nostro vedere avrebbe risuonato non solo per gli afro-americani, ma anche oltre oceano, per decenni! *********
Con la fine della decade 40 e con lo spopolarsi dei locali della 52a Strada per trasferirsi a Broadway, i musicisti si sparsero in varie direzioni, addirittura fino alla lontana California. Un’altra marea creativa era in arrivo.
|
|||||||||||||||||||||||||||||
|